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I numeri e la Boldrini - Rider Studio Tecnico - Ing. Ruggero Romano

I numeri e la Boldrini

24 luglio 2017

Tranquilli ! Non voglio lanciarmi in una polemica contro l’on. Boldrini , l’attuale presidente della Camera.
Ma un video (di cui vi metto il link in fondo all’articolo) mi ha fatto riflettere parecchio su come le statistiche , i numeri, che dovrebbero essere dati oggettivi, spesso vengono interpretati con eccessivo semplicismo, quasi con superficialità.
A parte una capacità di comunicazione efficace decisamente migliorabile (attribuir el’ignoranza agli italiani su informazioni che forse dovrebbero essere divulgate e diffuse proprio dal Governo e dal parlamento…) , l’on. Boldrini mi sembra un po’ superficiale nell’analisi dei dati , quando riferisce che , di fronte ad una presenza di immigrati percepita dalla popolazione italiana intorno al 30% , il dato reale risulta essere dell’8%. In modo analogo viene trattato il dato sulla presenza di musulmani : 4% a fronte di una percezione popolare del 20%.
La presidente Boldrini ovviamente cita dati verificati, ma temo non si sia posta una domanda. Perchè questa differenza cosi’ grande fra i dati reali e quelli “emozionali” ? Possibile che sia solo colpa dell’ignoranza degli italiani ?
In realtà forse il dato è stato analizzato solo su base generale , dimenticando che la distribuzione di quell’8% confrontato rispetto a tutta la popolazione ben difficilmente sarà una distribuzione omogenea.
Intendo dire che potrebbe essere che quell’8% di extracomunitari sia maggiormente concentrato in zone industriali o regioni piu’ industrializzate dove maggiore potrebbe essere la possibilità di trovare un impiego.
Quindi , magari nella zona di Milano o delle grandi città del nord quell’8% è presente in percentuale maggiore rispetto ad una distribuzione omogenea. Cerco di chiarire il concetto: se tutti gli extracomunitari che come numero costituiscono l’8% dell’intera popolazione , si concentrassero nell’interland milanese , la loro presenza , rispetto all’area geografica di presenza sarebbe sicuramente percepita e sentita come ben più elevata di quanto il dato statistico generale sembrerebbe dimostrare.
Ecco quindi l’ispirazione per una riflessione: i numeeri devono essere letti con oggettività e attenzione, calandoli nel contesto della rilevazione e del loro utilizzo.
E’ il solito problema della statistica, secondo il quale un uomo che abbia la testa in un forno e i piedi nel frigorifero , MEDIAMENTE è soggetto ad una temperatura ideale !
E questo è l’errore di comunicazione della presidente Boldrini : quello di arrivare ad una deduzione “logica” inappuntabile : gli italiani sono ignoranti in fatto di fenomeno dell’immigrazione.
O forse no . O forse succede che sia la presidente Boldrini che, non vivendo in certe aree o zone geografiche , non percepisce la presenza di extracomunitari in termini di reale “sensazione”.
Reecentemente sono stato a Torino e sono passato per un quartiere nel quale non ho potuto fare a meno di notare una presenza , nelle strade, di moltissime persone di colore , in numero pari ,se non adirittura maggiore di persone con aspetti somatici piu’ italiani.
Una percezione come la mia non fa sicuramente testo,ma potrebbe far riflettere nell’analisi dei numeri. Forse gli abitanti di QUEL quartiere a Torino hanno una sensazione di presneza di immigrati ben piu’ alta dell’8%..ma non per loro ignoranza.

Questo capita spesso anche nelle aziende , quando si analizzano i risultati dei monitoraggi degli indicatori di performance o di qualità.
Spesso l’interpretazione dei dati statistici non è completamente oggettiva o l’analisi non è adeguatamente rigorosa e analitica. Un esempio tipico è la valutazione sulle non conformità di processo .
Spesso vengono sottostimate quelle che sono state recuperate attraverso una rilavorazione di costo contenuto, ma non si valuta l’impatto a livello di impatto sui tempi di consegna .
Mi capito’ una volta di notare che all’esterno di uno stabilimento c’erano molti bidoni pieni di pezzi scarto metallici: il numero di non conformità segnalate a livello di processo risultave pero’ abbastanza basso … Cosa era accaduto ? In pratica l’azienda non controllava a che livello produttivo si generala lo scarto e si limitava ada nnotare le tonnellate di materiale rottamato come se fosse materiale non lavorato . In tal modo si perdeva di vista il costo di rilavorazione ..che era davevro ingente.
In sostanza c’e’ra si’ una “comunicazione” decisamente poco trasparente verso la Direzione,ma anche una lettura di solo alcuni indicatori…quelli che davano risultati “più belli” .
Ecco perchè occorre sempre analizzare i numeri,ma anche il contesto in cui si generano.
E occorre farlo con onestà e un po’ di senso critico , per non rischiare di arrivare a conclusioni troppo facili e banali ,ma magari , non sempre reali .

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